Pipino il Breve Recensione

L’ispirazione artistica di Tony Cucchiara e Renzino Barbera nell’idea di Pipino il breve ha trovato quest’anno una facile e gradevole accoglienza tra le mura della “Associazione Gravina Arte”.

Nel suo scrivere l’autore aveva intuito e certamente sperato che nel personaggio di Pipino e nella sua tardiva ricerca “di l’amuri” e nelle peripezie della sua corte, fosse celato il segreto di un’opera immortale da donare alle future memorie.

L’opera presentata a Gravina, che fonde storia e mito, a folklore e spettacolo con le cadenze dell’opera dei pupi coniugandola al musical, ha visto avvicendarsi sul palcoscenico attori, cantanti musicisti ballerini di tutte le età, restituendo al pubblico la scrittura originale condita della spontaneità ed il giocare dei bambini, la frizzantezza degli adolescenti, la maturità degli adulti, in una miscela di gioia divertimento e amicizia, il tutto dipinto dalla sfavillante ricercatezza dei costumi di scena.

Dai due forzieri presenti in scena è esplosa la fantasia registica coreografica costumistica, musicale e recitativa dell’Associazione Gravina Arte.

Il sapiente adattamento dell’insegnante Simona Scuderi, nel gioco recitativo dei bambini e nella maturità della pur giovane compagnia degli attori, mostra per gli spettatori tra le pieghe della storia, l’alternanza di dramma e commedia, bene e male, amore e vendetta, cucendo addosso agli interpreti ruoli nuovi,intensi e frizzanti, non scritti nel canovaccio dell’autore, che danno modernità e freschezza al racconto.

L’orchestra costruita senza ricercatezze strumentali curata negli arrangiamenti da Silvestro Giuffrida e Alessandro Pizzimento ed il coro formato dagli adulti diretto con altrettanta cura esegue tutti i brani dal vivo arricchendo la colonna sonora di nuove canzoni e tarantelle del repertorio dell’Associazione senza contaminarne il contenuto stilistico, commentando in modo mai invasivo le scene della narrazione.

L’invasione elettronica delle quattro tastiere dei pianisti dell’insegnante Ivana Marchese e’ compensata dalla delicatezza, compostezza e precisione di esecuzione dei dieci piccoli interpreti che in punta di dita eseguono il minuetto nella scena di festa nel castello dei Maganzisi, prestazione sopra le righe in cui i concertisti mostrano il cammino fin qui percorso e fanno sperare in un ancor più roseo futuro.

I balli scritti e dettati dalla fantasia coreografica dell’insegnante Ester Arcidiacono, i movimenti mai casuali anche delle scene in secondo piano raccontano, più delle parole, il susseguirsi degli eventi che compongono la storia, liberando le anime degli attori e delle attrici nell’armonia dei corpi e nella delicatezza della gestualità dei movimenti, le scene e la musica trovano il giusto completamento nella composizione del quadro coreografico.

La fantasiosa regia dell’insegnante Marcella Messina, compone il puzzle apparentemente disordinato delle varie discipline artistiche nel trionfo dell’aulico dialetto siciliano voluto dall’autore. L’innesto dei balli e brani propri della associazione, da lei stessa diretti e coreografati arricchisce le scene con un respiro folkloristico che tende la mano alla scrittura popolare dell’opera.

Gli sforzi umilmente nascosti delle mamme che hanno cucito i vestiti fino a tarda notte, strappando l’anima ai personaggi della storia nascondendola nelle pieghe della stoffa dei costumi di scena, degli uomini che hanno accuratamente montato la scenografia preparato e trasportato gli accessori di scena sobbarcandosi anche dei lavori più faticosi chiudono il realizzarsi di una idea nata quasi per caso in una sera d’inverno.

Il fiume in piena di gioia ed amicizia delle famiglie dell’Associazione Gravina Arte ha travolto estasiato e commosso un pubblico sbalordito ed entusiasta, che ha ricambiato con un ampio tributo di applausi la performance dei piccoli e grandi talenti, dimenticando che a dar vita ai personaggi di Pipino, ad eseguire le musiche e a danzare sulle note delle stesse non sono degli attori professionisti, ma dei piccoli disciplinati volenterosi e scanzonati ragazzi.

Nascosta nella parrucca di Pipino, c’è l’essenza stessa del teatro, il personaggio prende vita dal cuore di un interprete tredicenne, strappando al pubblico stupito lo stesso applauso tributato al consumato attore producendo un emozione forte quanto diversa, intensa quanto efficace.

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